Prāṇāyāma: l’arte di respirare

…la vita non è soltanto polvere alla polvere, ma aria all’aria.. la forza è ben più della trasformazione della materia in altre forme di materia, è la trasformazione dell’aria e della luce in materia.. (B.K.S. Iyengar)

Prāṇāyāma è un’antica pratica del controllo del respiro in cui avviene un prolungamento volontario dell’inspirazione, della ritenzione e dell’espirazione. Praṇa  significa energia vitale, respiro, forza. L’inalazione è l’azione di ricezione di questa energia primordiale sotto forma di respiro; nella ritenzione si assapora tale energia, nell’esalazione tutte le tossine, i pensieri e le emozioni vengono espulse. Praṇa  è l’energia che permea l’universo a tutti i livelli: è contenuta nell’aria, ma anche nel cibo, nell’acqua, nella luce nel calore, in poche parole, in tutte le forme di materia. Secondo antichi testi sacri (Upanisad), il praṇa  è il principio della vita, il soffio di vita in tutti gli esseri. Prana è presente nell’energia multidimensionale elettrica, magnetica, elettromagnetica, fotonica, ottica, termica, mentale, che assume densità diverse.

Il nostro corpo può assorbire praṇa  in vari modi: dal naso attraverso l’aria, dalla lingua, attraverso il cibo, dai pori della pelle attraverso l’aria e il calore  la luminosità dei raggi del sole e dal contatto dei piedi con la terra. Il respiro, dunque, è solo una delle sue tante manifestazioni.

Ayama significa espansione, regolazione, controllo. Prāṇāyāma, dunque, significa estensione del respiro e il suo controllo. Prana costituisce l’aspetto attivo della manifestazione, l’energia vitale (Shakti) inscindibile dall’aspetto stabile ed immobile del principio coscienziale (Shiva). Nel Vedanta ha questi due aspetti sono conosciuti come Purusha (coscienza) e Prakriti (energia). Purusha deve agire insieme a Prakriti perché senza prana la coscienza è incapace di creare.  Il processo che consente di espandere la dimensione del prana è il Prāṇāyāma.

Nello “Yogasutra” di Patañjali, questa antica tecnica rappresenta il quarto stadio dello Yoga.  L’opera consiste in 196 sutra (aforismi) che descrivono con chiarezza la filosofia Yoga. Il cuore di tale insegnamento è rappresentato dall’”Ashtanga yoga”, ossia gli otto stadi attraverso cui un praticante yoga raggiunge l’unione con il tutto. Passo dopo passo Patanjali ci porta gradualmente verso l’interno di noi stessi, incrementando la sottigliezza della pratica ed il suo impatto:

1.    Yama (le 5 regole sociali, discipline etiche, regole di condotta o astensioni: non violenza, veridicità, non rubare, continenza, non aver desiderio di possesso);

2.    Niyama (le 5 regole personali: pulizia, appagamento, austerità, studio delle sacre scritture, consacrazione al Signore);

3.    Asana (posizioni del corpo che donano fermezza, salute e leggerezza al corpo);

4.    Prāṇāyāma (controllo del respiro);

5.    Prayahara (ritiro dei sensi);

6.    Dharana (concentrazione);

7.    Dhyana (meditazione);

8.    Samadhi (stato di quiete in cui si sperimenta la beatitudine, in cui sensi sono a riposo ma la persona è conscia e vigile).

 

IL RESPIRO E’ LA VITA

Respirare è la prima cosa che facciamo quando veniamo al mondo, e l’ultima quando ce ne andiamo. Possiamo rimanere senza cibo per diversi giorni, senz’acqua per un paio di giorni ma senza aria non possiamo che resistere un paio di minuti, dopo dei quali avvengono danni gravissimi al nostro organismo. Il respiro apporta ossigeno al nostro sistema corporeo, ed è alla base di tutte le funzioni fisiche e non solo. Considerando poi gli aspetti energetici, il respiro rappresenta un ponte verso una consapevolezza più sottile dell’esistenza.

La respirazione dunque riguarda il flusso dell’aria all’interno dei polmoni, i muscoli respiratori fanno sì che l’aria entri nei polmoni, questi permettono l’assorbimento dell’ossigeno ed espellono l’anidride carbonica dal sangue attraverso gli alveoli polmonari.

La fitta rete di capillari che va ad irrorare tutte le cellule del corpo consente alle cellule stesse una respirazione interna, un costante scambio tra anidride carbonica ed ossigeno. Nel processo respiratorio il naso purifica, riscalda e umidifica l’aria prima del suo percorso all’interno delle cavità nasali, faringe, laringe, trachea, bronchi, bronchioli ed infine gli alveoli polmonari, dove di fatto avviene lo scambio di ossigeno ed anidride carbonica.

L’atto del respiro è svolto principalmente dal muscolo diaframma che risucchia come un mantice l’aria all’interno dei polmoni unitamente ai movimenti dei muscoli addominali, intercostali, del collo e delle spalle. Noi creiamo spazio e l’universo lo riempie.

Il respiro è di per sé un atto spontaneo, inconscio, ed il centro del controllo del respiro è situato nel midollo allungato e nel bulbo alla base del cervello. Tramite i nervi spinali vengono inviati impulsi al diaframma ed ai muscoli respiratori. L’intensità e la qualità del respiro è condizionata da fattori fisici, mentali ed emozionali. Ma su questo processo involontario possiamo apportare un atto di volontà ed utilizzare il respiro con delle tecniche che permettono di migliorare le funzioni fisiologiche e quelle sottili.

Grazie al controllo del respiro e alle ritenzioni riusciamo ad amplificare l’apporto di ossigeno nel nostro corpo e l’espulsione di tossine.

 

PRANAYAMA E L’ENERGIA SOTTILE

Il corpo pranico (pranomayakosha) tiene in vita e sostiene il corpo fisico e mentale, e permette un interscambio tra di essi. Ha la funzione di dirigere l’energia in diverse aree. Dall’energia cosmica onnipervadente attingiamo attraverso il respiro il prana il quale sostiene i nostri corpi e che in esso si differenzia nei 5 vayu, i soffi vitali: prana, apana, vyana, udana, samana, i quali svolgono funzioni specifiche. Le antiche sacre scritture chiamano Vayu la divinità del vento, uno dei figli di Prajapati, il progenitore di tutti gli esseri. Vayu è il soffio che purifica e infonde la vita. Nelle Upanishad, Vayu diventa Prana, l’energia della vita, la cui parte grossolana si esprime nel respiro e quella sottile nel sistema complesso delle nadi e degli involucri (kosa) intorno al corpo fisico di ogni individuo. I Vayu sono:

 

·         Prana, non è da intendere come “prana” generale ma quell’energia che controlla il funzionamento del cuore, polmoni e tutte le attività della regione del torace (respirazione, circolazione, deglutizione). E’ legato alla inspirazione ed espirazione e assorbe l’energia attraverso l’apertura superiore;

·         Apana si muove verso il basso e agisce su scorie che devono essere eliminate. Apana controlla le funzioni dei reni, intestini, vescica e tutti quegli organi escretori e riproduttivi. Apana è situato tra la regione pelvica, l’ombelico e il perineo;

·         Samana equilibria Prana e Apana. Controlla gli organi digestivi e le loro secrezioni. E’ situato tra l’ombelico e il diaframma. Samana ha la funzione di assimilazione e di equilibrio come distribuzione delle energie;

·         Udana è responsabile di tutti gli organi sensoriali e controlla il sistema simpatico e parasimpatico. E’ situato nelle estremità del corpo: braccia, gambe e testa. Udana ha qualità di trasformare l’energia ed è responsabile del suo movimento all’interno del corpo pranico;

·         Vyana pervade tutto il corpo, agisce come riserva di energia sostenendo tutti gli altri prana.

Energia e mente sono continuamente associati. Chitta  rappresenta la mente, l’intelletto e l’ego. Dove è chitta si concentra prana e dove è prana si concentra chitta.

Quest’ultima viene paragonata ad un carro trainato da forti cavalli, uno è il respiro l’altro rappresenta i desideri. Il carro andrà nella direzione del cavallo che traina con maggiore potenza. Se sono più forti i desideri, la mente sarà soggiogata da essi e sarà agitata e disordinata; se è il respiro a trainare, si ha il controllo, e la mente sarà calma e controllata. Ecco perché si impara l’arte del Prāṇāyāma.

Quando inspiriamo (puraka) assorbiamo praṇa e stimoliamo l’organismo; quando espiriamo (rechaka) espelliamo l’aria viziata e le tossine; ritenendo il respiro (kumbhaka) distribuiamo l’energia in tutto il corpo. Kumbha significa vaso, che  può essere pieno o vuoto. Nello sesso modo vi sono due stati nel kumbhaka: il primo quando il respiro viene trattenuto dopo una inspirazione e si definisce antarakumbhaka, (antara significa interiore); il secondo quando il respiro viene sospeso dopo un’espirazione, chiamato bahyakumbhaka (bahya significa esteriore). Anche nella respirazione normale esiste il kumbhaka, però dura solo una frazione di secondo e non è controllato coscientemente come invece avviene con il Prāṇāyāma.

Quando il respiro è sospeso, i sensi si calmano. Se il kumbhaka è intenzionale si dice sahita. Se è involontario, è detto kevala, e rappresenta un momento di assorbimento e di isolamento dal mondo.

Tra i tanti benefici, il Prāṇāyāmaaiuta comporta la purificazione e il mantenimento in salute delle nadi, gli organi tubolari del corpo sottile attraverso i quali fluisce l’energia. Nel corpo ve ne sono presenti migliaia.

Ida, Pingala e Sushumna sono le principali e sono strettamente collegate ai chakra. In questi canali vi passa l’energia vitale, il prana. Il canale Sushumna parte alla base della colonna vertebrale, nel centro energetico Muladhara, e arriva al settimo chakra, Ajna, situato sulla sommità del capo, attraversando gli altri cinque chakra. Questo canale si attiva grazie alla respirazione consapevole e bilanciata favorendo il passaggio della kundalini.

Intorno a Sushumna ,le nadi Ida e Pingala si avvolgono come due serpenti. Ida trasporta l’energia femminile, è adibita al controllo dei processi mentali, il suo simbolo è la luna, permette alla creatività e alla libertà di idee di fluire. Pingala è adibita al flusso dell’energia maschile, al controllo de processi vitali. Ida è collegata alla narice sinistra, Pingala è collegata alla narice destra.

I chakra principali sono sette, disposti tra perineo (Mooladhara chakra) e la sommità della testa (Sahasrara chakra). Queste due estremità rappresentano i poli attraverso cui si sviluppa l’esperienza yogica: l’energia e la coscienza che al culmine di questa esperienza ripristinano l’unità. Il secondo chakra, partendo dal basso, è Svadhistana, il centro degli organi sessuali, della creatività; il terzo è Manipura, il centro vitale, dinamico; poi vi è Anahata, il cuore, sede delle emozioni; il quinto chakra è Vishuddi, il centro della gola, dell’espressione; il sesto chakra è quello mentale Aijna.

 

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