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IL POTERE DEL SUONO E L’ENERGIA ELEVANTE DEI MANTRA

IL POTERE DEL SUONO E L’ENERGIA ELEVANTE DEI MANTRA

Sabato, 11 giugno 2022

Vi invitiamo ad una serata da non perdere, con degli ospiti molto speciali, per sperimentare insieme il grande potere dei Kirtan, il canto dei mantra in gruppo. Con l’occasione festeggeremo l’arrivo dell’estate. Avremo l’onore di accogliere tre musicisti d’eccezione con una lunga e importante esperienza nel campo della musica, dei mantra e della meditazione.

Presso il centro Santosha Yoga e Meditazione, a Frascati
Via Macchia dello Sterparo, 20

Costo: 12€

Prenotazione al 351 5145422 (Silvia)

Posti limitati, affrettati a riservare il tuo.
Condividi con i tuoi amici, grazie.
Per chi volesse restare, ore 21:00 cena in condivisione (ognuno porta qualcosa o ordiniamo pizza)

Cos’è lo Yoga post partum?

Lo Yoga post partum è una pratica rivolta a tutte le neo mamme con bambini/e fino ai 9 mesi di vita.

La pratica  porta dei benefici al livello fisico, mentale ed emotivo migliorando nettamente lo stato di benessere e lo stile di vita della neomamma.

Il periodo post partum è uno dei più impegnativi e faticosi per una donna, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Lo Yoga post partum si pone l’obiettivo di accogliere mamma e bambino/a e di creare uno spazio protetto, sacro dove poter lavorare sul proprio corpo ma anche dove potersi esprimere e confrontare con altre mamme.

Lo Yoga post partum unisce quindi la pratica delle Asana, del respiro e della meditazione a quella dell’ascolto e della condivisione.
Ogni lezione è un’opportunità per confrontarsi su diverse tematiche legate alla maternità, come l’allattamento, il parto, la gestione dei tempi e l’organizzazione nel post partum, il pianto ed il sonno del neonato, lo svezzamento e tanto altro ancora.

Benefici dello Yoga post partum:

ripristina il benessere fisico generale

migliora la muscolatura del pavimento pelvico

permette alla neomamma di prendersi del tempo per sé stessa

aiuta a stare nel qui ed ora

permette di tornare con i piedi per terra lasciando andare insicurezze e preoccupazioni

aiuta a fare “rete” tra mamme

Lavora sul contatto e sullo sviluppo di una relazione positiva tra madre e bambino.

Yoga in gravidanza e prenatale

Lo Yoga in gravidanza e prenatale è una pratica dolce e rilassante, ideale per tutte quelle gestanti che hanno bisogno di ritagliarsi un momento da dedicare a sé stesse abbassando i livelli di stress e agevolando le modifiche del proprio corpo.

La maternità e specialmente il periodo prenatale è un periodo molto speciale per una donna, un viaggio che coinvolge non solo lei, ma le infinite donne che le vivono dentro. In un momento così delicato, fatto di trasformazioni e cambiamenti.

lo Yoga in gravidanza e prenatale agisce non solo sul corpo ma sostiene la neo mamma su più livelli.

I movimenti e le Asana sono appositamente pensate per agevolare la fluidità del corpo, assecondare i cambiamenti naturali e migliorare la mobilità ed i piccoli fastidi o dolori tipici di questo momento.

Attraverso il respiro e la meditazione inoltre si va a lavorare indirettamente sulla sfera mentale ed emotiva al fine di migliorare lo stato di benessere psicologico ed emotivo.

Lo Yoga in gravidanza può essere praticato da tutte le donne che stanno vivendo una gravidanza fisiologica e non hanno avuto controindicazioni al riguardo e può essere praticato fino a quando la mamma lo sente.

 

Benefici della pratica

scioglie le tensioni del corpo e della mente

lavora sul pavimento pelvico in vista del parto e del post partum

prepara alla gestione del dolore nel travaglio

migliora la respirazione

agisce sulla schiena e su tutto l’apparato muscolo-scheletrico

massaggia gli organi interni

agisce sui tipici fastidi della gravidanza come mal di schiena, sciatalgia, emorroidi, stitichezza, problemi di digestione emicrania, acidità gastrica, pesantezza, gambe gonfie, tachicardia, ansia ed altro.

 

agevola uno stato di calma e benessere

 

aiuta a rallentare ad a farsi spazio

 

aiuta a canalizzare meglio l’energia

 

aiuta a focalizzare l’attenzione sul qui ed ora

 

aiuta a prendere consapevolezza dei propri bisogni

 

stimola il bonding e la relazione col proprio bambino/a

 

Un caro augurio per te ed il tuo bambino. 

CHANDRA Bedha Pranayama 

Il corpo è attraversato da canali invisibili detto sottili (le nadi) trasportatori di energia vitale, un canale centrale (detto Sushumna) che attraversa verticalmente tutto il busto mente altri due laterali uno  nella narice sinistra (Ida) ed uno in quella destra (Pingala) ; il primo trasportatore  di energia Yin, lunare e femminile, il secondo di energia Yang, solare e maschile.

CHANDRA Bedha Pranayama

Premessa

Il Prana è l’energia vitale fondamentale che impregna tutte le cose e gli esseri dell’universo ed è parte integrante di tutti fenomeni manifestati (movimento dei corpi celesti, magnetismo, forza di gravità ecc). L’energia vitale (prana) viene attratta nel nostro essere in primo luogo attraverso la respirazione e il suo controllo. Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi: inspirazione (puraka), pausa respiratoria dopo l’inspirazione (antara kumbhaka), espirazione (rechaka) e pausa dopo l’espirazione (bahya kumbhaka).

La respirazione è il punto di legame tra il corpo e la mente e questi tre elementi si influenzano reciprocamente. Più siamo attenti ad inspirare ed espirare con calma e consapevolezza e più gli effetti benefici sul corpo, sulla mente e sulla psiche saranno intensi.

Il corpo è attraversato da canali invisibili detto sottili (le nadi) trasportatori di energia vitale, un canale centrale (detto Sushumna) che attraversa verticalmente tutto il busto mente altri due laterali uno  nella narice sinistra (Ida) ed uno in quella destra (Pingala) ; il primo trasportatore  di energia Yin, lunare e femminile, il secondo di energia Yang, solare e maschile. La Nadi lunare a sinistra ha un’azione che è ritenuta calmante e rinfrescante. Quella solare ha invece un’azione prettamente energetica di attivazione del corpo fisico. Quindi a secondo dove inspiriamo ed esprimano durante la pratica, otterremo risultati calmanti o energizzanti. 

chandra-bedha-pranayama

I benefici

È la respirazione che sollecita il lato sinistro, la rilassante. 

Calma la mente creando una sensazione di tranquillità.

Rilassa e rinfresca il sistema nervoso.

Armonizza le correnti energetiche nella spina dorsale (come Nadi Shodhanam Pranayama).

Riduce lo stress e le tensioni mentali.

Purifica e mantiene l’energia alta ma in equilibrio.

Aumenta la consapevolezza interiore.

Prepara alla meditazione.

Aiuta fortemente per insonnia e ansia. 

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 La pratica

Siediti gambe incrociate o sul letto prima di dormire. 

Con la mano destra fai Vishnu Mudra ossia porta indice e medio a contatto con il palmo e distendi pollice, anulare e mignolo. Le dita distese ti servono a chiudere in maniera alternata le due narici.

Chiudi la narice destra ed inspira dalla sinistra, trattieni senza stringere i denti, chiudi la narice sinistra ed espira lentamente a destra, poi richiudi a destra e ricomincia. 

Sempre inspirerai da sinistra ed espirerai da destra. 

Fai questo ciclo per almeno 6 volte. 

Finita la tecnica chiudi gli occhi e ascolta come il tuo respiro è cambiato. 

Ascolta la differenza dall’inizio, ascolta come il tuo corpo abbia ceduto dolcemente e tutto sia rilassato. 

 

Buona pratica. 

Di Francesca Pocci

Ahimsa

Ahimsa 

अहिंसा

 

In questo articolo scopriremo la grande importanza di coltivare la non violenza per chi pratica yoga, cercheremo anche di capire bene cos’è la non violenza e sopra tutto cosa non è.

Forse avrai sentito parlare di Patanjali, un uomo, o forse sarebbe meglio dire un illuminato, vissuto nell’antica india, che ha gettato le base dello yoga moderno attraverso un testo praticamente indispensabile per gli addetti ai lavori, parlo degli yoga sutra.

In questo testo Patanjali spiega in modo scientifico i passi che il praticante yoga deve fare per arrivare al fine ultimo, cioè all’illuminazione “il samadi”, sarà un caso che nel primo gradino, cioè nel capito che riguarda gli Yama, “Le rinuncie” il saggio come prima cosa fa riferimento all’ahimsa?

Secondo Patanjali il primo requisito che il praticante deve accogliere è la non violenza, solo quando si abbandonerà tutto quello che appartiene alla natura brutale umana infatti, ci si potrà volgere verso quella che è la sua natura divina.

Per Ahimsa si intende l’assenza di desiderio di nuocere o uccidere, non è sufficiente adottare azioni pacifiche, bisogna lavorare profondamente dentro di sé, per individuare e correggere anche gli atteggiamenti più profondi.

Fra i maggiori esponenti di questo pensiero bisogna necessariamente nominare Gandhi, che si espresse in una non violenza attiva, coniando il concetto di Satyagraha questo termine deriva dall’unione di due termini sancriti, Satya (Verità) e Graha (Forza).

Gandi vuole distinguere la non violenza di chi non reagisce alla non violenza per paura, da chi non reagisce alla violenza per una scelta interiore, optando per una non violenza che può reagire.  Satyagraha è da intendersi come un atteggiamento attivo, e non semplicemente come un non reagire, è dunque un altro tipo di forza, più vicina alla verità, che cerca di sconfiggere la violenza, e non il violento.

Satyagraha è la forza che nasce dalla verità e dall’amore e se il mondo intero adottasse la legge occhio per occhio, tutti diventerebbero ciechi.

La non violenza è essere in armonia con la natura dell’universo stesso, poiché la vera essenza dell’universo è l’amore, è il desiderio di abbandonare il male e volgersi al bene.

Per uno yogi Ahimsa è una decisone radicale di volgersi alla verità assoluta, ed è il presupposto da cui può nascere l’ascesi di un iniziato verso il proprio Sè.

Non è legato tanto all’ azione esterna, quanto ad un’azione interna, che vuole scindere la natura inferiore dell’uomo dalla sua natura superiore, è un voltare le spalle alla propria natura inferiore e volgersi al divino, che è non violenza cioè Amore.

La non violenza espressa solo con azioni esterne senza una trasformazione interna non genera amore, ma solo altra violenza camuffata da amore o compassione, ma è il decidere di non creare violenza nell’universo, di cui anche noi facciamo parte. Ahimsa significa abbandonare interiormente tutte le tendenze negative che causano sofferenza agli altri e a noi stessi.

In realtà siamo violenti ogni qualvolta non ci identifichiamo con la realtà ultima, ma prima di arrivare al massimo principio dell’ahimsa dobbiamo adottare comportamenti che nutrono la non violenza nella nostra quotidianità.

La violenza si può esprimere nelle parole, nelle azioni e nei pensieri, dobbiamo iniziare innanzi tutto prendendo coscienza della violenza che creiamo, cercando poi di istruirci in comportamenti più pacifici.

La violenza è una forte energia che ci porta indietro, impedendoci di avanzare nel nostro cammino evolutivo, emozioni come rancore, odio, vendetta, invidia, gelosia, giudizio, avarizia, sono espressioni di violenza, che a volte si trasformano in altrettante azioni violente e se vogliamo abbandonare la violenza, dobbiamo evitare o per lo meno evitare la compagnia di persone violente.

Nel sistema sottile l’Ahimsa si esprime maggiormente nel chakra del cuore, l’anahata, perché in esso si sviluppa la compassione, e l’amore per la verità. Cresce il senso di unione che ci avvicina anche alla persona che si esprime in maniera violenta, e ci fa notare l’ignoranza o in senso più ampio, la nescenza in cui è caduto.

 

Molti decidono di essere non violenti anche nel mangiare, scegliendo una dieta vegetariana o vegana, devo prima di tutto dirti che sono un vegetariano, è penso che ognuno deve essere libero di alimentarsi come crede, quella che seguirà sarà solo la spiegazione dell’alimentazione dal punto di vista dello yoga, secondo l’ahimsa, e non un giudizio nei confronti di chi sceglie di mangiare carne.

Si può scegliere di diventare vegetariano per scopo salutare, poichè molti pensano che la carne, specialmente quella rossa aumenti la possibilità di sviluppare tumori, o anche per una scelta ambientalista, lo so, sembra strano ma non è così assurdo.

Considerando che per produrre un chilo di carne occorrono 13 chili di mangime, 9 chili di petrolio e ben 15000 litri di acqua!!!, sembra impossibile ma è così, se si calcola anche l’acqua per produrre i cereali e per pulire le stalle, oltre ai circa 50 litri di acqua che beve mediamente al giorno un bovino.

Fra le varie scelte la più abbracciata è sicuramente quella di non procurare violenza agli animali, o sarebbe meglio dire anima-li, non sarò qui a fare un articolo sulle ragioni del vegetarianesimo, anche perchè in natura non è possibbile essere totalmente non violenti, anche le pianti a loro modo percepiscono, e si uccide anche solo facendo bollire dell’acqua, infatti molti batteri in questo processo muoiono, anche se a differenza degli animali, non provano sentimenti ed emozioni come la paura, la felicità o la tristezza.

Citando la famosa frase “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, ricordiamo  che è l’intenzione e la consapevolezza con cui trasformiamo le cose in noi ed intorno a noi che fa la differenza.

Dunque se mangi carne tutto ok, cerca solo di non esagerare, e di essere consapevole che un essere senziente si è sacrificato per nutrirti.

Durante una lezione di hata yoga l’ahimsa si esprime prima di tutto verso se stessi, ogni asana deve essere sviluppata rispettando i propri limiti fisici, il corpo deve essere visto come una estensione del nostro essere. Il corpo racchiude in sé blocchi e tensioni fisiche che sono anche espressione di qualcosa di più profondo.

L’atteggiamento giusto che dobbiamo avere nei confronti del nostro corpo è quello che avremmo nei confronti di un caro amico, anzi come quello che avremmo nei confronti del nostro più caro amico, perché così è.

Il nostro corpo è lo strumento che la nostra anima ha a disposizione per sperimentare e sperimentarsi in questa vita, è il mezzo attraverso il quale la nostra anima evolve su questo piano materiale.

Deve per questo motivo essere trattato con la giusta cura e il dovuto rispetto.

Nel nostro corpo sono racchiuse anche memorie profonde che appartengono al nostro passato e che spesso si manifestano in nodi, tensioni e problemi di vario genere.

In un’asana, attraverso il giusto atteggiamento e secondo l’ahimsa, possiamo portare beneficio in noi stessi, dobbiamo rinunciare a lottare contro i nostri limiti corporei.

La resistenza che il nostro corpo oppone ad un allungamento non va combattuta ma considerata una parte integrante di noi, va osservata, accolta, abbracciata e trattata con grande cura, lasciandogli il tempo necessario affinché possa fidarsi di noi.

“Durante la pratica sii gentile con il tuo respiro, con il tuo corpo e con i tuoi limiti.”

 

Yoga Nidra tra origini e scienza

Lo Yoga Nidra è una tecnica di rilassamento profondo definita come “sonno yogico”, “sonno dinamico” o “sonno psichico”. L’etimologia della parola riporta alle origini, dove Yoga significa unione e consapevolezza unidirezionale, e Nidra significa sonno. La moderna psicologia invece definisce lo stato riscontrato durante la tecnica di Yoga Nidra come “sonno ipnagogico”, ovvero lo stato tra il sonno e la veglia.
Lo yoga Nidra è una pratica che origina dall’antica tradizione tantrica, in particolare dal nyasa tantrico, ovvero: una pratica rituale in cui, attraverso l’utilizzo di mantra e visualizzazioni, si procede allo spostamento dell’attenzione della mente su un punto fisico al fine di promuovere il risveglio consapevole, l’applicazione della rotazione della coscienza.
La vera conoscenza arriva quando siamo completamente liberi dalle tensioni o samskara, onde della mente da cui deriva l’errata conoscenza, da cui spesso originano sintomi psicosomatici, tensioni organiche e muscolari croniche. Nello Yoga Nidra dunque l’inconscio si manifesta e le tensioni riaffiorano per poi disgregarsi al momento del risveglio interiore. Il metodo attraverso cui si accede al proprio stato di coscienza consapevole è estremamente tecnico e ha basi neuro-scientifiche molto solide.
I moderni stili di vita sono veloci, frenetici e le esigenze numerose, tutto ciò richiede un equilibrio, o meglio, la continua ricerca di un equilibrio, da parte di ciascun individuo. Quando l’equilibrio viene a mancare si genera una condizione di stress negativo e disagio che si riversa nella nostra personalità dando luogo a problemi mentali o psicologici. È chiaro immaginare come nella maggior parte delle persone la mente rimane costantemente in eccitazione e tensione.
Lo Yoga Nidra agisce esattamente su tale stato di tensione aiutando a rimuoverlo mediante il raggiungimento della piena consapevolezza.
Per comprendere meglio il meccanismo della tecnica è bene approfondirne i dettagli. Swami Satyananda Saraswati (maestro yogi indiano contemporaneo, a sua volta allievo del maestro yogi Swami Shivananda) rese disponibile a chiunque il metodo di yoga nidra, scrivendone un libro in proposito, approfondendone, negli anni ’60, le esperienze personali e gli aspetti scientifici e medici.

Prima di approfondire il metodo è bene carpire l’essenza di Yoga Nidra riportando doverosamente una descrizione propria del maestro Satyananda, “Yoga Nidra – Il beato rilassamento”:
Molte persone dormono senza eliminare le loro tensioni, questo è definito Nidra. Nidra significa sonno, non importa come o perché, ma yoga nidra significa sonno dopo essersi liberati dagli affanni. Esso è di una beata ed insieme elevata qualità.
Quando la consapevolezza è separata e distinta dalle vritti. Quando veglia, sogno e sonno profondo scorrono come nuvole, ma la consapevolezza di atma rimane, questa è l’esperienza del rilassamento totale.
Rilassamento non significa sonno. Rilassamento significa essere beatamente felici, senza fine. Io chiamo beatitudine il rilassamento assoluto; il sonno è una questione differente. Il sonno dà solamente un rilassamento alla mente e ai sensi.
La beatitudine rilassa l’atma, il sé interiore; per questo, nel tantra, yoga nidra è la soglia del samadhi.”.

 

Swami Satyananda ha creato diverse visualizzazioni, tutte con una struttura simile, elementi di focalizzazione, simboli. Di fondo, tutte le visualizzazioni hanno il potere di condurre il praticante in uno stato tra il sonno e la veglia, in un contatto speciale con la dimensione subconscia e inconscia della sua mente al fine di sbloccare i contenuti depositativi. Come già accennato, la mente si allontana dagli stimoli sensoriali (pratyahara – ritiro dei sensi), si distacca dalle esperienze esteriori e si rivolge verso l’interno: ciò la rende potente e le permette di essere concentrata, direzionata e maggiormente ricettiva.
Il procedimento di accesso alla vera coscienza è estremamente ordinato constatando in specifiche fasi in successione:

Preparazione alla pratica
Lo yoga nidra viene effettuato in shavasana (posizione supina con i palmi delle mani verso l’alto), in penombra, con gli occhi chiusi, indossando un abbigliamento comodo, avvolti da una coperta per ovviare al disagio del ribasso della temperatura che il rilassamento normalmente induce. L’ideale sarebbe praticare yoga nidra dopo una sequenza fisica di asana come Surya Namaskara (saluto al Sole). L’insegnante invita il praticante a rilassarsi indirizzando il corpo e la mente alla consapevolezza della quiete, del confort, della postura, della posizione, del respiro e dell’ascolto dei suoni esterni con l’atteggiamento di un testimone. Questo passaggio è fondamentale per calmare la mente preparando effettivamente la coscienza. Da un punto di vista scientifico, infatti, l’eliminazione degli input sensoriali consente alle proprie capacità ricettive di essere attive sul solo canale uditivo potenziando così l’attenzione mentale su ciò che viene indicato dall’insegnante, con l’impegno di non addormentarsi.

Risoluzione – Sankalpa
“Lo scopo del Sankalpa è di influenzare e trasformare l’intera direzione della propria esistenza, non solo ad un livello fisico ma anche mentale, emotivo e spirituale.” Satyananda.
Il sankalpa si formula in questa fase perché possa accedere al nostro inconscio come un seme piantato nel terreno profondo che germoglierà nella nostra coscienza. Si mira a sostituire vecchi automatismi radicati e limitanti con affermazioni positive e benefiche desiderate, che si innestano nel subconscio consapevolmente, creando nuove possibilità di crescita personale e universale.
A livello pratico la risoluzione deve essere breve, chiara e positiva; il praticante la ripete mentalmente per tre volte con piena determinazione, convinzione e fiducia. Alcuni esempi: “Io risveglierò il mio potenziale spirituale” o “Io sarò una forza positiva per l’evoluzione degli altri” o ancora “ Io otterrò una salute totale”. I risultati non saranno immediati in quanto è necessario del tempo secondo natura. Nel tempo si può ottenere una riformulazione della propria personalità, una ridefinizione degli scopi della propria vita.

Rotazione della coscienza
La rotazione della coscienza attorno alle varie parti del corpo non è una pratica di concentrazione e non coinvolge alcun movimento fisico. Durante questa fase ci sono tre requisiti da soddisfare: rimanere consapevoli; ascoltare la voce guida che menziona le varie parti del corpo, muovendo la mente da una parte all’altra con ordine. Attraverso la consapevolezza di parti specifiche del nostro corpo si attivano il rilassamento muscolare, articolare e viscerale. In questa fase molti dolori possono risvegliarsi, tecnicamente prendiamo coscienza di contrazioni che erano già presenti ma che il nostro cervello non registrava più. Queste tensioni riaffiorano per poi dissolversi.

Consapevolezza del respiro
A questo punto il praticante mantiene semplicemente la consapevolezza sul respiro senza alcun tentativo di modifica o forzatura del flusso. La consapevolezza del respiro non solo promuove il rilassamento e la concentrazione ma risveglia anche energie superiori che vengono indirizzate ad ogni cellula del corpo.

Sensazioni e percezioni
In questa fase vengono evocate sensazioni ed emozioni contrastanti e opposte come caldo/freddo, leggerezza/pesantezza, dolore/sollievo. Lo scopo è quello di rendere capace l’individuo di essere semplicemente testimone delle sensazioni senza che queste lo travolgano. Ciò armonizza i due emisferi cerebrali equilibrando gli stimoli basilari e quelle funzioni normalmente inconsce.

Visualizzazione
In questo stadio di yoga nidra è indotto il rilassamento mentale; l’individuo visualizza le immagini nominate o descritte della voce guida. Le immagini utilizzate hanno spesso un significato universale e portano i contenuti nascosti dell’inconscio sul piano della mente conscia. Di conseguenza essa viene alleggerita dal materiale doloroso e disturbante. In questo modo la visualizzazione porta la mente alla concentrazione (dharana) e, negli stadi avanzati, alla meditazione (dhyana). Ciò che si ottiene è l’esperienza cosciente dell’oggetto visualizzato nell’inconscio e la mancanza di netta distinzione tra conscio e inconscio.

Conclusione della pratica
La pratica termina con una immagine che evoca una profonda sensazione di calma e pace in modo da rendere la mente inconscia molto ricettiva verso pensieri e suggestioni positive. Si conclude quindi riportando gradualmente la mente dalla condizione di sonno psichico allo stato di veglia.

 

Benefici, vantaggi e campi d’applicazione

Durante questa rilassante pratica si appare addormentati, ma in realtà la coscienza lavora ad un livello di consapevolezza più profondo. Fin da subito il praticante inizia a percepire una profonda sensazione di relax, ma gli effetti su tutto l’organismo sono numerosi, tra i più importanti: un rallentamento di tutto il metabolismo, attestato da un ridotto consumo di ossigeno, dalla diminuzione delle pulsazioni cardiache e dall’aumento dell’attività delle onde alfa del cervello. Una sola ora di Yoga Nidra equivale a quattro ore di sonno naturale, ovviamente, comunque, fisiologico e insostituibile.
Lo Yoga Nidra è una pratica ideale anche per molte condizioni patologiche, acute o croniche. Per esempio, si è dimostrato efficace per le cardiopatie, la pressione alta, l’insonnia, l’asma, la medicina geriatrica e il diabete, i problemi digestivi, le condizioni degenerative croniche come artrite, tosse e raffreddori. È utile inoltre come strumento per gestire condizioni di stress di ogni tipo, nelle patologie psicosomatiche, disturbi psicologici, dipendenze (es. alcool), gravidanza, parto e disturbi mestruali. Lo Yoga Nidra è anche un efficace aiuto nella terapia oncologica, per alleviare il dolore e nel recupero post-operatorio.

Yoga nidra e scienza

Negli ultimi anni, gli studi effettuati per dimostrare gli effetti benefici di yoga nidra nelle situazioni sopra elencate, sono stati numerosissimi e con risultati davvero sorprendenti.
Nel dettaglio è interessante approfondire due studi di ricerca molto significativi. I ricercatori, Dottori, Hans Lou e Troes Kjaer dell’Istituto Kennedy di Copenaghen, Danimarca, sono riusciti per la prima volta a scattare delle fotografie al cervello durante un rilassamento meditativo profondo. Le fotografie sono state scattate presso l’Ospedale Universitario Statale di Copenaghen con metodologia analitica medica PET (Tomografia a Emissione di Positroni – sezioni); si inietta nel flusso sanguigno acqua con una debole traccia radioattiva. Quando una parte del cervello è particolarmente attiva, il flusso sanguigno aumenta e, nel confrontare le diverse immagini, è possibile osservare quali zone vengono stimolate durante particolari condizioni. L’utilizzo della tecnica permette di stare solo sdraiati, dunque, i soggetti analizzati, hanno praticato yoga nidra con l’ausilio di un CD audio registrato con la voce guida di Swami Janakananda. Allo stesso tempo l’attività cerebrale veniva misurata durante l’intera sperimentazione da un elettroencefalo (EEG). Il tracciato ha dimostrato che i soggetti erano in uno stato meditativo e l’attività theta aumentava significativamente in tutti i ventuno elettrodi, mentre la riduzione dell’attività alpha era insignificante. A conferma, dalle immagini, risulta attivata la parte frontale del cervello che è responsabile del controllo neurologico centrale. Attivati risultano anche i centri sensoriali in comunicazione con il sistema limbico (visualizzazione ed emozioni) e il centro della memoria a lungo termine. Ciò dimostra che questo stato meditativo è completamente diverso da quello indotto dal sonno naturale ed è caratterizzato da una consapevolezza cosciente. Allo stesso tempo, quindi, è possibile influenzare le varie funzioni cerebrali. Questo conferma che la meditazione può essere considerata una quarta dimensione mentale, insieme allo stato di veglia, di sonno e di sogno.

I concetti appena menzionati possono ricondurre ad un’idea similare all’ipnosi, ma in realtà, per quando si possano carpire delle somiglianze (es: sospensione sensoriale), i due metodi sono completamente differenti. Lo yoga nidra, infatti, non è ipnosi. Le due scienze partono dallo stesso punto, il rilassamento, ma procedono in direzioni opposte. Nello yoga nidra non si dorme, si mantiene la veglia e si attiva la consapevolezza, nell’ipnosi, invece, il soggetto viene portato in un sonno profondo nel quale l’attività del cervello è completamente sospesa, la coscienza viene confinata in un’area minuscola ottenendo un isolamento reversibile del sistema nervoso centrale e della corteccia cerebrale, non in grado di elaborare stimoli. Le aree cerebrali nominate sono dissociate dai canali di energia riferiti a sistema nervoso simpatico, parasimpatico e centrale, rispettivamente , nello yoga, canali (nadi) ida, pingala e sushumna. Quello che manca durante lo stato ipnotico è la connessione ida-pingala ma, in yoga nidra, il sistema nervoso centrale (sushumna nadi), risveglia completamente il cervello il quale riceve una qualità superiore di stimoli e un tipo di conoscenza differente. Yoga nidra non si basa sulla suggestione e persuasione. L’istruttore è solo una guida che fornisce la tecnica ma non forzerà od obbligherà mai il praticante, in nessun modo. Il praticante coltiva consciamente le proprie facoltà e permette la crescita della conoscenza intuitiva; nell’ipnosi invece generalmente è il terapeuta che domina la mente e la volontà del soggetto.

Il secondo studio ha coinvolto un’equipe di ricercatori del “Department of Cardiology, K.E.M. Hospital di Bombay, condotto dal dottor K.K. Datey, ha valutato gli effetti della pratica del rilassamento sull’ipertensione. La maggior parte dei pazienti ha dimostrato un netto miglioramento sintomatico dopo tre settimane di pratica. Mal di testa, vertigini, nervosismo, irritabilità e insonnia sonno scomparsi pressoché in tutti. Altri sintomi sono diminuiti e si è registrato un aumento generale dei livelli soggettivi di benessere. Una diminuzione significativa della pressione sanguigna e/o dei dosaggi dei farmaci, è stata ottenuta nel 52% dei pazienti.
I ricercatori hanno concluso che questa terapia apre una nuova via nel trattamento dell’ipertensione, rappresentandone una pietra miliare nel settore.
Yogi, psicologi e fisiologi riconoscono tutti l’esistenza di tre stati fondamentali e distinti di coscienza individuale. Il corpo umano produce energia normalmente ed è misurabile in Hertz (Hz), unità che varia in base alle onde cerebrali che caratterizzano ogni singolo stato di coscienza. I tre stadi sono: stato di veglia (mente conscia – consapevolezza), onde beta con frequenza 14-30 Hz; stato di sogno (mente subconscia), onde theta con 4-7 Hz; stato di sonno profondo (mente inconscia), onde delta 1-3,5 Hz. Dall’EEG, dalle lente onde di tipo delta registrate, si evince la stessa frequenza della vibrazione ritmica fondamentale dell’universo materiale. Di seguito una tabella riassuntiva con il relativo confronto con le onde cerebrali nello stato di yoga nidra.

Durante la pratica di yoga nidra, delle periodiche emissioni di onde alfa si propagano tra i periodi alternati e predominanti di onde beta e theta. Ciò significa che la coscienza è in equilibrio sulla linea di confine tra veglia e sonno per un periodo di tempo esteso, fluttuante ciclicamente tra estroversione e introversione (stato ipnagogico)

I risultati degli studi confermano l’esperienza dello yogi: la concentrazione è uno stato spontaneo, che viene di propria iniziativa quando si usa un metodo che rimuove ciò che lo ostacola. E come hanno detto i ricercatori impegnati in questa sperimentazione: “Non ci aspettavamo che le persone in meditazione fossero capaci di controllare, con meccanismi per gran parte ancora sconosciuti, la propria attività in un modo sorprendentemente preciso.

 

Di Eleonora Belardi, insegnante di yoga,

Tappetino yoga, quale e come scegliere, dove comprare

Una guida semplice e chiara per l’acquisto del tappetino yoga più adatto a te e alle tue necessità.

 

Ciao, sono Stefano ed insegno yoga da diversi anni ormai. Una cosa che ho notato in questo tempo è che non di rado le persone che decidono di comprare un tappetino yoga per uso personale  spesso fanno un acquisto non idoneo alle proprie esigenze. In questo articolo cercherò di darti dei suggerimenti su come scegliere il tappetino yoga giusto per te.

Proverò ad essere il più sintetico possibile e di semplificare un argomento più complesso di quanto puoi immaginare.

Voglio, però, dirti che consiglio sempre di avere un tappetino yoga personale ai miei allievi, sicuramente è una scelta igienica, perché lo yoga si pratica a piedi scalzi. Hai mai pensato che in alcune posizioni potresti mettere il viso dove qualcun altro prima di te ha messo i suoi piedi? O magari semplicemente ci ha sudato?

Per quanto l’associazione di yoga in cui pratichi possa essere pulita, non può pulire i tappetini tutti i giorni.

Quale tappetino yoga comprare

La prima domanda che ti sarai fatto potrebbe essere quale tappetino yoga comprare e, probabilmente, farai affidamento sul tappetino che si usa più comunemente nella sala yoga dove pratichi, o cercherai di farti consigliare da chi pratica da più tempo di te. Ma sei sicuro che sia il tappetino giusto anche per te?

Penso sia più facile incominciare spiegando un po’ le caratteristiche principali di un tappetino yoga.

L’aderenza

Per quanto riguarda l’aderenza del tappetino yoga è il caso di dire che non è mai troppa. Indipendentemente dallo spessore del tappetino, o dal tipo di yoga che stai praticando, ti consiglio di scegliere un tappetino con una buona aderenza. Ne sentirai subito il vantaggio eseguendo le asana in modo più corretto, senza scivolare e percependo meglio gli allineamenti.

Lo spessore

I tappetini sono solitamente da 3/4 mm  o 6 mm, con qualche eccezione troviamo spessori maggiori che arrivano a 10 mm.

Esistono tappetini anche di spessore molto ridotto, come quelli da 1mm, solitamente usati anche per i viaggi. È possibile piegarli come un lenzuolo e farli entrare in una piccola borsa.

Alcune persone non avendo la possibilità di portare il proprio tappetino in sala, per problemi di ingombro, come chi pratica dopo il lavoro e non è disposto a trasportarlo per tutto il giorno, preferiscono questa tipologia proprio per il vantaggio relativo allo spazio e inoltre perché si possono applicare sui tappetini che di solito le associazioni mettono a disposizione.

La trazione

Per trazione intendiamo la capacità del nostro tappetino yoga di resistere all’allungamento, un tappetino con una trazione bassa può dare l’impressione di essere un po’ come un elastico se si usa su pavimenti scivolosi.

Una buona trazione di solito cresce al crescere del peso specifico del tappetino.

Comfort

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In questo caso cerchiamo di calcolare quanto il tappetino sia confortevole: non sempre lo spessore di 6mm o più è sinonimo di comfort elevato.

Oltre allo spessore dovrai considerare il materiale con cui è costruito: ci sono, infatti, materiali più morbidi di altri. Solitamente un tappetino leggero è anche più morbido, al contrario maggiore è il peso specifico, maggiore sarà la resistenza alla trazione, a discapito della comodità.

Ecologico o non ecologico?

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Fare una scelta ecologica non farà bene solo al pianeta, ma farà bene anche a te, a dire il vero è sempre così e vale un po’ per tutto.

Spesso ti troverai con la tua nuda pelle a contatto con il tappetino yoga, e altre volte ancora ti ci troverai a respirare molto vicino, dunque sì all’ecologico.

Tappetini in PVC

Tappetini in PVC economici ma non ecologici? Se proprio decidi di comprartene uno per risparmiare un po’ assicurati almeno che sia privo di ftalati, che oltre ad essere nocivi per l’ambiente sono dannosi anche per l’uomo.

Si parla di disturbi nello sviluppo dei genitali maschili e femminili, aumento del rischio di diabete tipo 2, nei bambini sono stati correlati piccolo disturbi di tipo mentale, motorio e comportamentale, dunque FTALATI NO.

Tappetini yoga in TPE

Sono sintetici ma biodegradabili, riciclabili e leggeri, privi di PVC e anche di lattice, dunque se sei allergico può essere la scelta giusta per te.

Hanno un buon comfort e aderenza, resistenza elevata ma peccano un po’ sulla resistenza alla trazione.

Tappetino yoga in caucciù

Scelta ecologica per eccellenza, 100% in gomma naturale, hanno un’aderenza ottima, sia quando sono asciutti che bagnati. L’unico neo è l’usura, che non è molto elevata, ma se non sei un rugbista e non pratichi acrobazie particolari sul tappetino avrà una durata più che soddisfacente.

Comfort ok, resistenza alla trazione sufficiente.

Tappetino Yoga di Iuta e Gomma

Sono di juta in superficie con fondo antiscivolo solitamente ecologico, hanno una buona aderenza, assorbono il sudore con una resistenza sufficiente in termini di durata.

È un buon prodotto per chi tende ad avere le mani sudate.

Per le altre caratteristiche molto dipende dal materiale del fondo.

A celle aperte o chiuse?

Un altra distinzione da fare è fra tappetino a celle aperte o chiuse, vi faccio vedere subito un paio di esempi

Ecco una foto di tappetino yoga a celle chiuse

tappetino a celle chiuse manduka

Come potrai notare hanno una superficie più liscia, non assorbono il sudore, dunque più igienici, ma se ci si suda sopra perdono di aderenza.

Tappetino yoga a celle aperte

In questo particolare noterai che la superficie è più porosa, mantengono quindi un buon grip anche se bagnati, vanno però lavati più spesso perché tendono ad assorbire un po’ il sudore.

Qual è il migliore per me?

Prima di tutto parti dall’idea che il tappetino perfetto non esiste, e che i più grandi yoghi del passato usavano una semplice stuoia, dunque non serve spendere un capitale su un tappetino per essere un bravo praticante.

Ciò non toglie che avere una buona aderenza e stabilità possa rendere la tua pratica migliore.

Considera la tipologia di pratica

Se stai praticando un tipo di yoga dinamico, cioè vinyasa yoga, ashtanga vinyasa yoga, power yoga o anche flow yoga, dovrai scegliere un tappetino yoga basso, con spessore di 3 o 4 mm.

Un tappetino yoga con queste misure ti darà la possibilità di avere una buona stabilità, sia nelle transizioni, sia in tutte le asana “posizioni” di equilibrio come l’albero (vrikshasana), Shiva danzatore (natarajasana), la posizione della mezza luna (ardha chandrasana), la posizione del corvo (bakasana) e molte altre ancora.

Maggiore stabilità significa poter lavorare più comodamente, e attivare solo quei muscoli necessari alla posizione e rilassare tutti quegli altri, in altre parole significa praticare meglio e faticare meno.

Se pratichi uno yoga più statico, ad esempio l’hata yoga, yoga posturale, kundalini yoga, puoi optare per uno spessore maggiore di 6mm, perderai in stabilità ma aumenterai il comfort, specialmente nelle asana in cui ti troverai con le ginocchia a terra e in quelle altre in cui avrai la schiena a terra.

Questo problema è tipico delle persone molto magre, per quelle ossute per intenderci, o magari per i diversamente giovani ;-).

Quanto pesi?

Mi è capitato di avere come allievo un giocatore di rugby che pesava più o meno un centinaio di chili, e devo dire che era anche molto elastico considerando la sua struttura, l’unico problema riguardava l’usura del tappetino. A quell’epoca non usavo in sala tappetini yoga molto resistenti, diciamo che mi ha aiutato a cambiarli tutti in poco tempo.

Se sei una persona robusta ti consiglio di sceglierne uno con una buona resistenza all’usura e alla trazione, specialmente se fai yoga dinamico.

Se sei magra, o comunque non pesi molto, potrai avere a tua disposizione una scelta più ampia.

Quanto costa un tappetino yoga?

Puoi spendere dai 7 euro, per tappetini sicuramente molto economici, ma anche dalle prestazioni molto ridotte, sia in termini di durata che di resistenza all’usura, o superare tranquillamente la soglia dei 100 euro per yoga mat altamente performanti e garantiti a vita.

Se vuoi scegliere la giusta via di mezzo, magari optando per un prodotto ecologico e per avere un tappetino degno di essere chiamato tale, dovrai spendere dalle 25 euro alle 50 euro circa.

Dove comprare il tuo tappetino

Se scegli l’opzione online, di certo puoi provare ad andare su Amazon, lì sicuramente ne potrai trovare in abbondanza, ma forse la tua ricerca potrebbe essere un poco dispersiva.

Un sito che ho trovato ben fornito e che dà buone specifiche sui prodotti è Yogashop, il quale ha un vasto assortimento. Altrimenti prova a dare un’occhiata anche a Reyoga, una ditta di ragazzi marchigiani attenti all’etica e all’ecologia.

Come pulire il tappetino yoga

Dipende molto dal materiale del tuo tappetino – e di solito la ditta produttrice dà indicazione su come fare. Sicuramente una regola comune è quella di lavare il tuo yoga mat con poco sapone neutro e delicato, preferibilmente a mano. Se il tuo tappetino entra comodamente in lavatrice puoi provare con un lavaggio delicato senza centrifuga, ma sempre con un sapone delicato. Esistono anche prodotti specifici per la pulizia dei tappetini in formato spray.

Per asciugarlo tienilo rigorosamente lontano dal sole e assolutamente non nell’asciugatrice.

Come trasportarlo

Puoi scegliere un semplice cordino, molto pratico, economico e leggero, o se hai bisogno di più attenzione all’igiene, magari perché lo porti parecchio in giro, puoi optare per una borsa, un poco meno economica ma più attenta alla pulizia.

Se hai domande o commenti a riguardo, puoi lasciare un commento.

Spero di esserti stato utile

Stefano Celli

Benefici dello yoga, dopo quanto tempo

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Vivere il cammino dello yoga gustandone i benefici.

Introduzione

Chi inizia e chi già da tempo pratica yoga ad alti livelli segue un cammino basato su vari aspetti che nel tempo anche di un mese si colgono nel corpo, nella mente e nel nostro aspetto più interiore, quello emozionale.

Lo yoga può essere imparato con serenità e praticato per tutta la vita perché in questo modo non solo il corpo può trarne un grande beneficio, ma è possibile dare vita ad un cammino di conoscenza che interessa la costruzione del sé e della propria spiritualità. Un cammino che offre benefici nel conoscersi interiormente e nel corpo che può durare dal primo giorno che si inizia a tutta la vita.

Si possono imparare asana e tecniche nuove e migliorarle nel corso del tempo, senza aspettative e accettando di non fare violenza nel corpo ma già nel primo mese di pratica yogica si notano dei benefici soprattutto se si pratica con costanza una volta o due a settimana e si dedica in seguito almeno una volta al giorno anche pochi minuti per la meditazione o a qualche tecnica di pranayama (tecniche di respirazione).

I benefici dello yoga nel tempo:

– il primo a beneficiarne è il corpo, dopo già qualche lezione! Il corpo si educa ad essere flessibile, forte e stabile. Ad oggi studi scientifici confermano un miglioramento

delle attività cerebrali, un prolungamento dei geni del nostro DNA a favore di una vita più longeva, la riduzione dello stress (motivo per cui molti si avvicinano per trarre i benefici dello yoga.

benefici-dello-yoga

Mentre dopo pochi mesi grazie al lavoro isometrico le ossa diventano più forti, si riduce il peso corporeo, migliora la capacità polmonare, si riducono i dolori da atteggiamenti posturali ed emozionali (zona lombare, dorsale e collo), allevia ansia, migliora la concentrazione e la memoria, stabilizza la glicemia e aiuta nella riduzione del rischio di malattie cardiache.

A livello interiore:

La mente impara a rilassarsi e a svuotare il continuo fluttuare dei pensieri, portando l’attenzione al respiro calmo, constante e consapevole. Le tecniche di respirazione (pranayama) aiutano nel dare forza alla presenza del respiro nella pratica e di conseguenza alla vita di tutti i giorni.

Si apprende ad essere fedeli nel restare a proprio agio in una posizione stabile e comoda anche quando è richiesta forza ed equilibrio. Quel trovarsi a proprio agio per praticare solo ciò che fa star bene.

benefici-dello-yogaNei livelli più avanzati una respirazione fluida, lenta e a volte anche sonora (come nella tecnica del Kapalabhati) ossigena il corpo, distende il sistema

nervoso e rende il respiro testimone del momento.

Si impara ad equilibrare i 5 sensi in maniera cosciente: come mantenere una mano sull’addome per percepire il salire e scendere coltivando le sensazioni che coinvolgono corpo e mente in quel movimento, senza proiettarsi altrove.

La metafora che si crea sul tappetino di esercitare senza violenza sul corpo, senza aspettative e competizioni rispettando sinceramente i propri limiti e le capacità, restando qui ed ora è un atto che spontaneamente, dopo anni di pratica, avviene anche nella vita quotidiana.

L’accettazione del corpo e della mente di non cercare la perfezione ma l’appagamento in un asana, come mezzo per fare ciò che rilassa senza pretese.

L’equilibrio e la forza di volontà nel restare in posizioni stabili crea una relazione onesta col corpo, si accettano abilità e limiti.

Coltivare fiducia interiore nelle posizioni di equilibrio o più intense, ascoltando i segnali interiori e del corpo.

Imparare ad ascoltare ciò che accade, restando in collegamento con il respiro. Una profonda esperienza con il proprio io.

La pratica abbraccia la crescita e l’individualità, poiché scoprire ciò che fa star bene diventa un percorso personale.

Imparare a prestare attenzione al momento presente senza cercare di cambiarlo, diventando consapevole della situazione in cui ci si trova nel restare nella posizione.

Un cammino che inizia nel corpo, passa dalla mente ed arriva ad interiorizzarsi nell’aspetto personale dello yogi.

 

Francesca Pocci

Lo yoga: le radici della disciplina che guarisce dalla fobia sociale

Stress, ansia, negatività, pensieri controversi. Sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano la fobia sociale. Si tratta di disturbi principalmente legati all’ansia che un individuo ha quando si trova in un determinato contesto sociale. I sociofobici hanno paura di stare con altre persone, di sentirsi “inferiori”, giudicati dalla società. Questo disturbo, se non curato, può portare l’individuo ad isolarsi sempre di più. Ma quali sono le soluzioni per aiutare chi soffre di questo disturbo a ritrovare l’equilibrio psico-fisico giusto per vivere nella società?

Equilibrio tra mente e corpo

Il primo passo per star bene con se stessi è quello di avere un equilibrio tra mente e corpo. Anche chi non ha questo disturbo talvolta può trovarsi in una situazione di “squilibrio”. Oggi anche nel nostro paese si praticano tecniche particolari che aiutano le persone a star bene. Una di queste è lo yoga. Questa tecnica orientale è entrata nella nostra cultura non molto tempo fa e ha riscosso molto successo. È stato accertato che la pratica dello yoga può avere notevoli benefici sui pazienti sociofobici in quanto interviene sull’ansia e aiuta a portare avanti un salutare lavoro su se stessi. La pratica dello yoga insegna all’individuo come gestire la sofferenza, ad osservare le sensazioni e le emozioni negative e ad accettarle senza sentire l’istinto di fuggire via. È un controllo delle proprie emozioni e sensazioni. Ha cominciato a essere preso in considerazione anche dalla medicina occidentale come cura alternativa o in combinazione con le terapie tradizionali. Vediamo quali sono le sue peculiarità, cenni sulla sua nascita e come può questa disciplina essere applicata ad un disturbo sociale.

Dall’oriente all’occidente

Il termine yoga è il risultato dell’unione di due parole “Yo” e “ghan” che significano unione e completezza.  La filosofia alla base della disciplina individua nello yoga la via che l’uomo deve percorrere per giungere al completamento dell’essere, attraverso un percorso di unione dell’individuale con l’universale. Questa unione porta l’individuo a credere di più in se stesso e, di conseguenza, ad integrarsi bene nel contesto sociale. Al di là della complessa e affascinante filosofia posta alla base di tale disciplina, lo yoga viene spesso utilizzato per fini terapeutici nel trattamento di disturbi d’ansia e depressione e nelle fobie sociali. Ma dove affondano le radici della sua nascita?

La nascita dello yoga

Con il sostantivo maschile “yoga” nella terminologia delle religioni originarie dell’India si indicano le pratiche ascetiche e meditative. Non specifico di alcuna particolare tradizione hindu, lo yoga è stato principalmente inteso come mezzo di realizzazione e salvezza spirituale. Quindi variamente interpretato e disciplinato a seconda della scuola. Tale termine sanscrito, con significato analogo, viene utilizzato anche in ambito buddhista e giainista. Come termine collegato alle darśana, yoga-darśana (dottrina dello yoga) rappresenta una delle sei darśana, ovvero uno dei “sistemi ortodossi della filosofia religiosa” hindu.

Varie terminologie

Molti studiosi, tra i quali il rumeno Mircea Eliade (1907 – 1986), storico delle religioni, riferiscono il termine yoga alla radice “yuj-” con il significato di “unire”, da cui anche il latino “iungere” e “iugum”. Da questa radice verbale derivano altri termini sanscriti quali unire, legare, aggiogato. Nel linguaggio corrente con “yoga” si intende un variegato insieme di attività che non rispecchiano lo Yoga tradizionale, attività che comprendono ginnastica del corpo e della respirazione, discipline psicofisiche finalizzate alla meditazione o al rilassamento, tecniche miste che unirebbero lo Yoga con tradizioni lontane. In senso ampio lo yoga è una via di realizzazione spirituale che si fonda su una sua propria filosofia. Un percorso che diviene via via sempre più totalizzante.

Problema temporale

Lo yoga non appartiene alla civiltà vedica (2500 – 500 a.e.v.). Però termini derivanti dalla medesima radice verbale del sostantivo (yuj-) risultano già attestati nelle Saṃhitā dei Veda. Lo Yoga fa la sua comparsa nelle successive Upaniṣad vediche del periodo medio, all’incirca fra il VI e il IV secolo a.e.v. (avanti era volgare) È sistematizzato come disciplina e come filosofia fra il II sec. a.e.v. e il V secolo. Si deduce quindi che lo yoga si sia imposto in un arco di tempo situato a cavallo degli inizi dell’era attuale. Ciò però non conferma la supposizione che le origini siano anch’esse collocate in questo stesso periodo. Innanzitutto ci troviamo in un periodo nel quale il mezzo principale di diffusione del sapere era ancora quello della tradizione orale, mentre lo yoga potrebbe essere sorto o sviluppatosi in fasce della popolazione non use alla scrittura o comunque lontane dal mondo brahmanico. In secondo luogo si osserva che lo yoga, come disciplina filosofica basata su un percorso pratico anziché sulla conoscenza metafisica, contrasta sia con la cultura vedica sia, in parte, con quella upaniṣadica.

Prodotto culturale?

La tesi sostenuta dallo storico delle religioni Mircea Eliade che a lungo si è occupato dello yoga permanendo alcuni anni anche in India, è che proprio per questa sua tendenza verso il concreto, lo yoga è un prodotto non della cultura vedica ma dell’India aborigena, così come lo sarebbero altri elementi che saranno caratteristici del successivo Induismo: la devozione mistico-emotiva (la bhakti); i cerimoniali individuali di adorazione delle divinità (la pūjā); la struttura iniziatica. Elementi questi peculiari di una religione del popolo e non di una classe sacerdotale elitaria. Eliade definisce lo yoga un “fossile vivente”, collocandone le origini nella cultura di quel variegato mondo autoctono che la migrazione indoariana incontrò, essendo sopravvissuto relegato negli strati più popolari, dove si sarebbe preservato grazie a una struttura settaria.

Sei interessato a frequentare un corso yoga? Clicca qui per maggiori informazioni.

Come scegliere un corso di formazione yoga

Oggi lo yoga sta vivendo un periodo di grande espansione, e molte persone si stanno avvicinando sempre di più a quest’antica disciplina che porta benessere non solo nel corpo, ma anche nella mente e nello spirito.

Eh sì… tutto molto bello, ma se voglio frequentare un corso di formazione da dove comincio?

Il primo passo: scegliere il tipo di yoga

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A che stile di yoga sei orientato? Hatha yoga, Anusara yoga, Kundalini yoga, Asthanga yoga, Power yoga, Yengar yoga o Flow yoga, sembrano tanti vero? Ti assicuro che esistono molti altri stili.

Diamo un po’ di ordine, lo yoga nasce nell’attuale India migliaia di anni fà, le prime tracce infatti risalgono al 5000 a.c., e parliamo di una pratica che poco ha che fare con lo yoga che potremmo vedere oggi, erano fondate sui rituali, preghiere ed era filosofia pura orientata al raggiungimento dell’unione con il divino.

Solo intorno al 1300 d.c. comincia a nascere quello che possiamo identificare come lo yoga moderno, uno yoga che dava al contrario di quello che succedeva in passato, anche importanza alla salute fisica.

Questa branca dello yoga viene definita Hata Yoga “HA sta per sole” e “TA sta per luna” a indicare quindi l’unione fra gli opposti, la via di mezzo.

Solo successivamente vedremo nascere degli stili orientati su una pratica più dinamica, quindi le posizioni mantenute per molto tempo, a volte anche ore, cominciano ad essere sostituite con il Vinyasa , sequenza di posizioni mantenute per uno, tre o cinque respiri. 

L’allievo chiese: Maestro, quanti tipi di yoga esistono.

Ed il Maestro rispose: Tanti, come quanti sono gli uomini sulla terra.

Ad oggi come abbiamo anticipato in questo articolo, di stili di yoga ne esistono molti, e non esiste in maniera assoluta uno migliore di un altro, siamo diversi, ognuno con le proprie esigenze ed attitudini.

Ti consiglio di provare vari stili fr quelli principali, ma secondo noi è meglio iniziare con un corso di Hata Yoga, la madre di tutti gli stili, poi in seguito, una volta approfondito questo stile, ti sarà facile impararne altri.

Per praticare bene un vinyasa è importante imparare bene le asana, una ad una, con la giusta respirazione ed attitudine mentale, fatto questo sarà tutto più facile

Fai un po’ di esperienza prima di scegliere il tipo di yoga giusto per te, le palestre ed i centri yoga offrono sempre una lezione gratuita, approfittane, considera inoltre che due insegnanti che praticano lo stesso tipo di yoga avranno diversi stili d’insegnamento.

Per saperne di più su i principali stili di yoga, potresti andare sul nostro articolo dedicato.

Gli 8 principali stili di yoga

stili di yoga

 

Gli Insegnanti sono qualificati?

Oggi molte scuole propongono corsi di formazione, ma attenzione alla qualità e sopra tutto alla sostanza.

Ricorda bene che il corso e il risultato degli insegnati, un corso di qualità deve avere insegnanti di qualità.

Le prima cosa che ti consiglio di valutare è l’esperienza, dunque gli anni di pratica personale e anche la pratica dell’insegnamento sia in una sessione di yoga che in una formazione.

Ma ricorda che non sempre un grande curriculum fa un grande maestro, non esitare a chiamare per chiedere informazioni, a volte una voce può dirti molto, considera anche una cosa molto importante: il feeling che dovrai avere con i tuoi insegnanti! Un corso di formazione yoga significa avere un rapporto stretto con i tuoi istruttori, quello che ti dovranno dare non è solo una formazione fatta di nozioni, ma trasferire la loro esperienza e passione in te. Se puoi, la cosa migliore da fare è incontrarli di persona, e meglio ancora fare qualche lezione di prova se puoi.

Cosa intendono per yoga?

Lo yoga non è ginnastica e la ginnastica non è yoga.

Non voglio denigrare la ginnastica, anzi fa benissimo, ma non possiamo confondere lo yoga che ti ricordo essere una disciplina iniziatica, con dell’ attività fisica. Non possiamo pretendere che gli allievi pratichino quotidianamente la meditazione, ma per un insegnante è necessario, un insegnante di yoga medita, e fa di questa sacra scienza il suo stile di vita.

Per passione o per business?

Lo so che è scomodo parlare di soldi, ma assicurati che il motore propulsivo del corso non siano i soldi, ma il voler condividere i meravigliosi benefici di questa millenaria disciplina.

Non esiste una regola o una strategia ben definita per capirlo, dovrai affidarti al tuo sentire, alle tue percezioni, proprio quelle che con la pratica dello yoga imparerai a sviluppare.

Che tipo di diploma riceverai?

Una cosa importante da considerare è il tipo di diploma che riceverai, e se il corso di formazione ha il riconoscimento di un Ente di Promozione Sportiva, come l’ASI, la UIPS lo CSEN o altri ancora.

Questo ti darà la possibilità di entrare in possesso una volta finito il corso, del tesserino tecnico nazionale per insegnanti yoga. Non pensare sia necessario, non tutti infatti frequentano un corso di formazione yoga per insegnare, molti lo fanno per approfondire meglio la tecnica o la teoria, ma non si sa mai, magari il futuro ha in serbo qualche sorpresa.

Spero di esserti stato utile

Stefano 

 

Yoga alliance si o no?

Abbiamo scritto un articolo dedicato a questo argomento, ma in sintesi posso dirti che in Italia ad oggi per insegnare yoga in una palestra o in associazione sportiva, l’unico requisito necessario è il tesserino tecnico, 

L’iscrizione ad una delle yoga alliance, garantirà che il tuo corso ha rispettato degli standart formativi internazionali, e nel caso tu voglia trasferirti all’estero potrebbe tornarti utile.

Se vuoi saperne di più sulle certificazioni vai al nostro articolo dedicato proprio a questo…  

Possibilità di recesso?

Alcune scuole danno la possibilità di pagare in due o più fasi durante un corso formazione insegnanti, questo ti darà l’opportunità di cambiare idea nel caso ti accorgessi che non era il corso che stavi cercando.

Sono poche le scuole che adottano questa opzione, ma a mio avviso è ottimo per chi non è certo al 100%.

Noi abbiamo deciso di farlo, nel rispetto del libero arbitrio delle persone, e perchè costringere qualcuno a fare qualcosa che non desidera non è un principio molto yogico.

Che tipo di programma vuoi?

 

Ad oggi ci sono molti corsi per insegnanti yoga, ma non sono tutti uguali, abbiamo parlato dei molti stili, ma è importante porre l’accento anche sul tipo di programma, infatti questi possono differenziarsi molto, enfatizzando vari aspetti dello yoga piuttosto che altri.

Un corso può orientarsi di più sull’aspetto fisico o magari sull’aspetto teorico e filosofico, sulle sacre scritture, sull’anatomia, sulla fisiologia, sulla biomeccanica, sul pranayama o sulla meditazione.

Anche qui possiamo fare due macro categorie, una formazione tradizionale ed una più moderna.

Il corso tradizionale privilegia i pilastri dello yoga, parliamo quindi degli aspetti spirituali, filosofi e tradizionali, oltre che l’insegnamento delle asàna; una formazione più moderna tralascerà questi argomenti per nozioni che riguardano più l’aspetto fisico, medico o puramente tecnico, tralasciando la tradizione.

A mio avviso c’è tanto da imparare dallo yoga, è una disciplina con più o meno 7000 anni di storia, non serve aggiungere altro ;-).

Dai un’occhiata al nostro programma per farti un’idea.

Vuoi diventare un insegnante di yoga o di ginnastica?

Ricorda che lo Yoga è una disciplina millenaria e non è fatta solo di allineamenti fisici e posizioni impossibili, la sua storia merita di essere studiata. Lo yoga nasce per dare all’uomo un percorso di crescita personale che lo conduca verso la felicità, e non per renderlo un acrobata, assicurati dunque che dietro una scuola ci sia la reale intenzione di andare oltre la semplice posizione fisica, e ricorda che da molti viene definita come una Scienza Sacra.

“LO YOGA INSEGNA A VIVERE MEGLIO”

Intensivo o no?

Sicuramente la tua scelta sarà condizionata dal tempo che puoi dedicare alla formazione yoga, ma tale scelta è importante e ha sicuramente delle differenze.

Intensivo:  Di solito vengono strutturati in una full immersion che dura circa 3 o 4 settimane e prevede un pernottamento presso la struttura messa a disposizione. Questo tipo di formazione richiede un grande impegno, sia fisico che mentale. Spesso, infatti, a causa delle tante informazioni ricevute in poco tempo, si ha difficoltà a metabolizzarle, però si può beneficiare di una pratica più intensa che arriva in profondità, portandoti più a contatto con te stesso.

E’ stato calcolato che in un qualsiasi corso di formazione, gli studenti ricordano meno de 10% delle informazioni date, in un corso intensivo questa percentuale scende drasticamente.

Annuale: Questo tipo di corso, a nostro avviso è il migliore, ti darà infatti la possibilità di metabolizzare gli insegnamenti fra un modulo di formazione ed un altro, e di mettere in pratica tutti gli aspetti fisici.

Spero di esserti stato utile

Stefano 

 

Yoga alliance si o no?

Abbiamo scritto un articolo dedicato a questo argomento, ma in sintesi posso dirti che in Italia ad oggi per insegnare yoga in una palestra o in associazione sportiva, l’unico requisito necessario è il tesserino tecnico, 

L’iscrizione ad una delle yoga alliance, garantirà che il tuo corso ha rispettato degli standart formativi internazionali, e nel caso tu voglia trasferirti all’estero potrebbe tornarti utile.

Se vuoi saperne di più sulle certificazioni vai al nostro articolo dedicato proprio a questo…  

Possibilità di recesso?

Alcune scuole danno la possibilità di pagare in due o più fasi durante un corso formazione insegnanti, questo ti darà l’opportunità di cambiare idea nel caso ti accorgessi che non era il corso che stavi cercando.

Sono poche le scuole che adottano questa opzione, ma a mio avviso è ottimo per chi non è certo al 100%.

Noi abbiamo deciso di farlo, nel rispetto del libero arbitrio delle persone, e perchè costringere qualcuno a fare qualcosa che non desidera non è un principio molto yogico.

Che tipo di programma vuoi?

 

Ad oggi ci sono molti corsi per insegnanti yoga, ma non sono tutti uguali, abbiamo parlato dei molti stili, ma è importante porre l’accento anche sul tipo di programma, infatti questi possono differenziarsi molto, enfatizzando vari aspetti dello yoga piuttosto che altri.

Un corso può orientarsi di più sull’aspetto fisico o magari sull’aspetto teorico e filosofico, sulle sacre scritture, sull’anatomia, sulla fisiologia, sulla biomeccanica, sul pranayama o sulla meditazione.

Anche qui possiamo fare due macro categorie, una formazione tradizionale ed una più moderna.

Il corso tradizionale privilegia i pilastri dello yoga, parliamo quindi degli aspetti spirituali, filosofi e tradizionali, oltre che l’insegnamento delle asàna; una formazione più moderna tralascerà questi argomenti per nozioni che riguardano più l’aspetto fisico, medico o puramente tecnico, tralasciando la tradizione.

A mio avviso c’è tanto da imparare dallo yoga, è una disciplina con più o meno 7000 anni di storia, non serve aggiungere altro ;-).

Dai un’occhiata al nostro programma per farti un’idea.

Vuoi diventare un insegnante di yoga o di ginnastica?

Ricorda che lo Yoga è una disciplina millenaria e non è fatta solo di allineamenti fisici e posizioni impossibili, la sua storia merita di essere studiata. Lo yoga nasce per dare all’uomo un percorso di crescita personale che lo conduca verso la felicità, e non per renderlo un acrobata, assicurati dunque che dietro una scuola ci sia la reale intenzione di andare oltre la semplice posizione fisica, e ricorda che da molti viene definita come una Scienza Sacra.

“LO YOGA INSEGNA A VIVERE MEGLIO”

Intensivo o no?

Sicuramente la tua scelta sarà condizionata dal tempo che puoi dedicare alla formazione yoga, ma tale scelta è importante e ha sicuramente delle differenze.

Intensivo:  Di solito vengono strutturati in una full immersion che dura circa 3 o 4 settimane e prevede un pernottamento presso la struttura messa a disposizione. Questo tipo di formazione richiede un grande impegno, sia fisico che mentale. Spesso, infatti, a causa delle tante informazioni ricevute in poco tempo, si ha difficoltà a metabolizzarle, però si può beneficiare di una pratica più intensa che arriva in profondità, portandoti più a contatto con te stesso.

E’ stato calcolato che in un qualsiasi corso di formazione, gli studenti ricordano meno de 10% delle informazioni date, in un corso intensivo questa percentuale scende drasticamente.

Annuale: Questo tipo di corso, a nostro avviso è il migliore, ti darà infatti la possibilità di metabolizzare gli insegnamenti fra un modulo di formazione ed un altro, e di mettere in pratica tutti gli aspetti fisici.

Spero di esserti stato utile

Stefano